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12 giugno 2026
Il nuovo Conto Termico è in vigore dal 25 dicembre 2025 e ha aperto le domande il 2 febbraio. In cinque settimane le richieste hanno superato di quattrocento milioni le risorse di tutto l’anno, e il portale è stato chiuso. Per chi amministra un Comune il problema si sposta: non basta avere un intervento da fare, bisogna averlo pronto prima che lo sportello riapra.
Il Conto Termico 3.0 è il decreto del Ministero dell’ambiente e della sicurezza energetica del 7 agosto 2025, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 26 settembre ed entrato in vigore il 25 dicembre. Sostituisce il Conto Termico 2.0, che ha accompagnato dieci anni di interventi sugli edifici pubblici.
Il contributo è in conto capitale, cioè denaro e non detrazione, e copre fino al 65% delle spese ammissibili. Per gli edifici di proprietà dei Comuni fino a 15.000 abitanti, se utilizzati dal Comune stesso, la copertura arriva al 100%.
Le risorse sono 900 milioni di euro l’anno: 400 alle pubbliche amministrazioni, di cui 20 riservati alle diagnosi energetiche, e 500 ai privati, di cui 150 a imprese ed enti del terzo settore.
Il Portaltermico 3.0, la piattaforma del GSE, ha aperto il 2 febbraio 2026 a mezzogiorno. Il 3 marzo l’invio di nuove istanze è stato sospeso: le domande arrivate valevano circa 1,3 miliardi di euro, contro i 900 milioni disponibili per l’intero anno. Il portale ha riaperto il 13 aprile, in un primo tempo per il solo accesso diretto.
È il dato che conta più di qualunque aliquota. Un incentivo che si esaurisce in cinque settimane non premia chi ha il progetto migliore: premia chi ha la pratica completa il giorno in cui si apre lo sportello.
Le strade sono due e non si equivalgono.
L’accesso diretto si usa a lavori conclusi: l’istanza va presentata entro 90 giorni dalla fine dell’intervento. È la via più semplice, ma significa anticipare tutta la spesa.
La prenotazione è riservata alle pubbliche amministrazioni e agli enti del terzo settore non commerciali, ed è la ragione per cui a un Comune conviene guardare a questo incentivo prima di aprire il cantiere: permette di impegnare le risorse su lavori ancora da avviare o in corso, e di incassare un acconto prima di aver speso.
Per prenotare serve almeno uno di questi quattro titoli:
una diagnosi energetica
un contratto di prestazione energetica, la formula EPC
un contratto di fornitura integrato per la riqualificazione energetica, oppure un contratto di partenariato pubblico-privato
l’atto amministrativo di assegnazione dei lavori, con il verbale di consegna
Il GSE chiede i dati tecnici e anagrafici dell’intervento con la documentazione di supporto, la scheda-domanda sottoscritta insieme alla scheda-contratto e il documento d’identità di chi firma. Con la prenotazione si aggiungono, più avanti, i dati sull’avvio e sull’assegnazione dei lavori.
La voce su cui conviene muoversi per prima è la diagnosi energetica: è il titolo più solido per prenotare, ha una dotazione propria dentro il plafond delle amministrazioni, e richiede tempo. Più tempo di quanto ne lasci un portale che riapre senza preavviso.
Facciamo il sopralluogo e la diagnosi energetica, mettiamo a punto l’intervento e lo eseguiamo come impresa. Dove il Comune non vuole o non può anticipare la spesa, lavoriamo in formula ESCO con un contratto di prestazione energetica: l’investimento lo mettiamo noi e rientra dai risparmi, e quel contratto è a sua volta uno dei titoli che aprono la prenotazione.
Le cifre e i termini riportati sono quelli pubblicati dal GSE alla data di questo articolo. Prima di presentare un’istanza vanno verificati sulle Regole Applicative aggiornate, perché le modalità attive sul portale cambiano nel corso dell’anno.
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